• Mularoni Dr. Alessandro

Cataratta

Cos'è la cataratta?

Il cristallino, la lente intraoculare situata dietro all'iride, con il passare degli anni subisce una serie di trasformazioni che ne compromettono la trasparenza.

Dopo i 50 anni il cristallino assume gradualmente un colore giallastro, che aumenta con il trascorrere degli anni, sino a trasformarsi in una vera e propria opacizzazione, la cataratta. Non tutte le cataratte si sviluppano nello stesso modo; in alcuni casi l'opacizzazione interessa prevalentemente il nucleo, cioè la parte centrale, del cristallino, in altri la corticale del cristallino, cioè la parte esterna, solo nei casi più avanzati si giunge alla perdita completa di trasparenza (cataratta totale). Benché la cataratta sia di norma una patologia bilaterale, non è raro che si sviluppi in maniera asimmetrica.

 

Come ci accorgiamo di avere la cataratta?

Lo sviluppo della cataratta determina un graduale peggioramento della vista che si può descrivere come annebbiamento visivo; le immagini si sbiadiscono e si ingialliscono, i colori appaiono meno brillanti. Poiché aumentano i disturbi nella guida notturna, per esempio quando ci si trova di fronte a fonti luminose (fari delle automobili), molte persone non si fidano più di guidare alla sera; nei casi in cui le opacità siano presenti nella parte anteriore del cristallino la luce diurna determina importanti sintomi di abbagliamento. Sintomo comune è la miopizzazione (paradossalmente si può ricominciare a leggere da vicino!); nei casi più avanzati permane solo la percezione della luce, mentre non è più possibile distinguere gli oggetti. La cataratta non causa sintomi come bruciore, sensazione di corpo estraneo o arrossamento.

Cheratocono

Che cos'è il cheratocono?

Il cheratocono è una malattia degenerativa non infiammatoria della cornea caratterizzata da un progressivo assottigliamento dello stroma centra e paracentra e da uno sfincamento conico (o ectasia) del profilo corneale che inducono l'insorgenza di un astigmatismo irregolare. È una condizione progressiva che può evolvere velocemente o svilupparsi lentamente negli anni e spesso colpisce entrambi gli occhi (90% - 95% dei casi), ma si manifesta in tempi diversi tanto che inizialmente soltanto un occhio può sembrare interessato dalla malattia.

 

Quando si manifesta?

Il cheratocono è molto raro nell'infanzia, si manifesta in genere in pubertà tra i 12 e i 15 anni di età. La forma è spesso evolutiva fino ai 25-30 anni e tende a stabilizzarsi dopo i 35-40 anni. La progressione del cheratocono prescinde da particolari condizioni cliniche oculari ed è imprevedibile.

 

Quali sono le cause?

Il fatto che questa patologia sia presente spesso in più membri della stessa famiglia lascia pensare ad un forte ruolo degli aspetti genetici ma non si sono ancora chiaramente identificati i geni responsabili che altererebbero il regolare ricambio delle fibre collagene della cornea. Le fibre collagene della cornea per durare nel tempo, vengono sottoposte dal nostro organismo ad una continua "manutenzione", una progressiva sostituzione eseguita da cellule specifiche delle cheratociti; in pratica la patologia comporta uno squilibrio tra produzione e degradazione delle fibre collagene dello stroma corneale. Ne deriva una ridotta resistenza meccanica della cornea che si tradurrebbe in un assottigliamento ed una deformazione della medesima, poiché l'occhio, come un pallone, ha una pressione interna (pressione intraoculare), succede che questa pressione nel punto di minore resistenza della cornea ne determina una protusione verso l'esterno a forma di cono. Il cheratocono generalmente si presenta come patologia isolata, ma può essere associato ad altre malattie (patologie del tessuto connettivo, dermatite atopica, retinite pigmentosa, etc.). Tra le cause viene descritta anche l'azione meccanica dello strofinare gli occhi, presente soprattutto in pazienti con congiuntivite allergica.

 

Quali sono i sintomi del cheratocono?

Nella fase iniziale i disturbi visivi possono essere analoghi a quelli di una semplice miopia: compare una visione sfuocata da lontano. Successivamente la qualità dell'immagine peggiora e compare la percezione di una "sbavatura" delle immagini o di una distorsione delle stesse, soprattutto la notte, con aloni o immagini "oblunghe e distorte" delle luci. Il paziente lamenta la necessità di socchiudere gli occhi per una ricerca continua di un "fuoco migliore".

Degenerazione maculare senile

La degenerazione maculare senile (DMS) è una malattia che colpisce la macula, la porzione centrale della retina che permette la massima acuità visiva e quindi il riconoscimento degli oggetti e dei colori, indispensabile per leggere o guidare.

La DMS si verifica quando lo strato della retina responsabile di nutrire coni e bastoncelli - le cellule della macula sensibili alla luce - e di trasportare via i prodotti di rifiuto derivanti dal metabolismo, comincia a svolgere queste funzioni con minore efficacia a causa dell'invecchiamento; di conseguenza le cellule della macula si deteriorano, causando la perdita della visione nella parte centrale, preservando la visione periferica.

Nella maggior parte dei casi, è una malattia lenta, progressiva ed indolore che spesso colpisce entrambi gli occhi, generalmente uno dopo l'altro; una volta fatta la diagnosi di degenerazione maculare senile, possono passare anche dieci anni prima che si abbia una perdita della visione considerevole. La degenerazione maculare senile ha una prevalenza che varia dal 8.5% al 11% nella fascia di età compresa tra i 65 e i 74 anni, e del 27% al di sopra dei 75 anni.

 

Degenerazione macualre secca o atrofica

Con l'invecchiamento compaiono a livello della macula lesioni caratteristiche denominate drusen, che all'esame del fondo oculare appaiono come chiazzette bianco-giallastre. Sono accumuli di detriti cellulari non smaltiti che si depositano al di sotto della retina (la presenza di queste lesioni rimane asintomatica); col tempo l'accumularsi delle drusen può causare un danno dei fotrecettori della macula (la macula appare "secca" - "atrofica") con conseguente riduzione della visione centrale più o meno grave. L'atrofia maculare è responsabile del 20% dei casi di cecità legale da degenerazione maculare senile.

 

Degenerazione maculare umido o essudativa

Le alterazioni sopra descritte rappresentano una situazione di rischio perché si sviluppino al di sotto della retina dei nuovi vasi sanguigni (neovasi) con l'intento di portare nuovi nutrienti e nuovo ossigeno alla retina in difficoltà. Questi neovasi però sono alla base dell'evoluzione umida (neovascolare) della DMS poiché avendo pareti fenestrate (non continenti) perdono liquidi e/o sangue ed infiltrandosi nello spessore della retina ne distruggono l'architettura. Rispetto alla forma secca il processo neovascolare - essudativo è rapidamente ingravescente e si conclude con la formazione di un'ampia cicatrice maculare in cui i fotorecettori risultano distrutti; a questo punto la visione centrale è gravemente e irrimediabilmente compromessa.

Glaucoma

Cos'è il glaucoma?

Il glaucoma è una patologia cronica caratterizzata da un danno progressivo del nervo ottico che può portare ad una compromissione severa della vista. Se la diagnosi e la terapia vengono eseguite precocemente, il danno permanente può essere minimo; tuttavia, una volta che il danno si è instaurato, non esistono cure per farlo regredire. Il nervo ottico è costituito dall'insieme delle fibre nervose (circa un milione) che connettono la retina al cervello. La sua funzione è quella di trasmettere gli impulsi generati a livello retinico fino al cervello; nel glaucoma si ha una perdita progressiva di queste fibre, con un conseguente quadro di atrofia del nervo.

 

Quali sono i sintomi?

Le prime alterazioni visive, evidenziabili solo con gli esami strumentali, compaiono quando l'atrofia ha già interessato circa il 30% delle fibre del nervo ottico. Si tratta di aree localizzate (di solito alla periferia del campo visivo) in cui la sensibilità della funzione visiva è ridotta rispetto alla norma o scomparsa. In tale fase il paziente non avverte alcuna difficoltà visiva, in quanto la zona centrale del campo visivo, utilizzata ad esempio per leggere, scrivere o guidare, è integra.

Se il danno del nervo ottico progredisce, le alterazioni del campo visivo progressivamente si estendono e giungono ad interessare anche l'area centrale. È a questo punto che spesso il paziente si accorge delle difficoltà visive, che possono consistere sia nella mancata percezione di oggetti posti a lato sia nell'impossibilità di leggere. Nelle fasi terminali si può residuare solo un'isola centrale di visone, nel qual caso si ha la sensazione di vedere come attraverso un tubo finchè non scompare anche quest'ultima.

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